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    17/07/09

    Israele prepara un attacco all'Iran?

    Israele e i governi occidentali stanno lavorando a un accordo che prevede il sostegno di gran parte della comunità internazionale a un attacco israeliano contro le installazioni nucleari iraniane, in cambio di concessioni di Gerusalemme nel negoziato di pace con l'Autorita' Nazionale Palestinese (Anp). Questa è la notizia bomba riportata dal quotidiano "The Times", e accreditata a un ufficiale britannico rimasto anonimo. Tale accordo permetterà in pratica ad Israele di sferrare un attacco contro l'Iran "entro un anno", in cambio di non meglio precisate concessioni ai palestinesi nell'ambito degli accordi per la nascita dello stato di Palestina.
    A conferma di questa notizia, che aprirebbe scenari impensabili nella situazione mediorientale, ma che non è ancora stata commentata da nessun governo occidentale, ci sarebbero le esercitazioni che l'esercito israeliano sta svolgendo nel Cnale di Suez. E' lo stesso articolo sul "Times" a spiegare che gli ultimi test ed esercitazioni militari condotte da Israele in questi giorni rappresentano ''un messaggio all'Iran'' che ''va preso sul serio'' e segnalano un clima di piu' intensa ''preparazione'' verso un possibile attacco contro gli impianti nucleari di Teheran. Lo sostengono fonti del ministero della Difesa israeliano. "Questa è una preparazione che va presa sul serio poichè Israele sta investendo tempo nel preparare se stesso di fronte alla complessità di un attacco all'Iran''. Il riferimento è in particolare alle manovre navali condotte di recente dallo Stato ebraico nel Mar Rosso, dopo l'attraversamento del canale di Suez con un sottomarino e almeno due navi da guerra. Manovre che, secondo la stampa israeliana, sarebbero state coordinate con l'Egitto sulla base dei comuni timori legati ai piani nucleari iraniani. A rafforzare ulteriormente il quadro e' inoltre di ieri sera la notizia della sperimentazione di un nuovo sistema antimissile in Israele che - riferiscono i comandi - si e' rivelato capace per la prima volta di intercettare razzi in volo.
    L'articolo aggiunge anche che Israele ha consolidato i rapporti con quelle nazioni arabe spaventate dal nucleare iraniano, come appunto l'Egitto

    03/06/09

    Israele accusa: Venezuela e Bolivia alleati dell'Iran

    Il Venezuela e la Bolivia starebbero rifornendo l’Iran di uranio per il suo programma nucleare, secondo quanto afferma un rapporto segreto del governo israeliano diffuso dalla Associated Press.
    La denuncia, se confermata, metterebbe in luce un quadro di alleanze molto complesso e radicato, arrivando a ipotizzare una rete di stati guidati da ideologie diverse ma unite dall'odio per l'imperialismo americano. Ci sono però molti dubbi sulla fondatezza di queste informazioni, a partire dal fatto che il rapporto è stato commissionato dall'attuale governo israeliano, e per la precisione dal ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, con lo specifico scopo di rendere difficoltose le trattative diplomatiche aperte dalla nuova amministrazione Usa con Teheran e con Caracas.
    L'alleanza tra i tre paesi avrebbe uno scopo preciso, a detta di Israele Nel rapporto si riferisce di "informazioni in base alle quali il Venezuela fornisce uranio all'Iran", nel quadro della politica di forte avvicinamento tra Caracas e Teheran promossa dal presidente Chavez. Una politica per cui Chavez starebbe "contribuendo a coinvolgere la Bolivia, anch'essa come fornitrice di uranio".
    Non solo, ma l'alleanza arriverebbe anche in Libano. Chavez starebbe infatti appoggiando il movimento libanese Hezbollah che, da anni, è presente con sue cellule in tutto il Sud America. In base alle informazioni raccolte dal ministero degli Esteri di Israele la cooperazione è cresciuta negli ultimi mesi, ma non è chiaro se l’uranio provenga dalle riserve dei due paesi o sia frutto di una triangolazione.
    L'opposizione venezuelana supporta le tesi israeliane, sostenendo che Chavez avrebbe affidato a consiglieri mediorientali – forse iraniani e libanesi – il compito di addestrare una milizia speciale segreta. Secondo il documento inoltre, Caracas starebbe aiutando l'Iran a eludere le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Le relazioni fra Venezuela e Iran sono particolarmente strette" dice ancora la documentazione israeliana che continua: "Caracas aiuta Teheran a schivare le sanzioni concedendo salvacondotti di viaggio a cittadini iraniani, permettendo loro di spostarsi con la più totale impunità in tutti gli Stati dell'America Latina". Il rapporto afferma che appoggiando l’Iran il presidente venezuelano Hugo Chavez sta cercando di indebolire la politica del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il quale vorrebbe migliorare diplomaticamente i rapporti con Teheran.
    Il ministro degli esteri boliviano Luis Alberto Echazu ha smentito le accuse contenute nel rapporto del governo israeliano, affermando che nel Paese non esistono giacimenti di uranio e che quindi tantomeno può esportarlo. Echazù è stato anche più categorico sottolineando che la Bolivia non ha mai prodotto, e per il momento non ha intenzione di produrre uranio.
    Nessuna dichiarazione è invece pervenuta dal governo venezuelano.

    12/05/09

    Israele - Revocata la cittadinanza a quattro arabo israeliani

    Il programma del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman era chiaro fin dalla campagna elettorale: separare gli ebrei e gli arabi all'interno di Israele.
    Si pensava che, una volta al potere, il leader ultraortodosso principale alleato di Netanyahu avrebbe smussato gli angoli della sua proposta, sospetto avvalorato dal basso profilo tenuto da Lieberman nei suoi primi incontri internazionali (la scorsa settimana era in Italia). Così non è stato, e mentre in Europa Lieberman lasciava intendere di essere pronto ad aperture nei confronti dei palestinesi, in patria a quattro cittadini arabi israeliani è stata tolta la cittadinanza. In realtà si parla di casi molto più numerosi, c'è chi dice oltre 30, ma mancano fonti ufficiali. L'iniziativa è partita dal ministro degli Interni Eli Yishai, esponente del partito ultraortodosso Shas, e l'accusa è di essere fiancheggiatori di gruppi nemici d'Israele. Nessuno di questi cittadini ha però mai subito un processo o un'indagine per tradimento o spionaggio, semplicemente si tratta di persone che hanno lasciato Israele per trasferirsi in paesi arabi ritenuti "nemici di Israele".
    Gli arabi rappresentano il 20% della popolazione israeliana, e in massima parte sono cittadini di Israele con pieni diritti, avendo scelto di aderire allo stato costituito nel 1948. Si tratta infatti quasi esclusivamente dei cittadini (e dei loro discendenti) che nel 1948 non abbandonarono le loro case e rimasero in quello che diventava lo stato israeliano.
    In campagna elettorale Lieberman aveva proposto l'immediata espulsione di tutti gli arabi israeliani che non avessero sottoscritto una dichiarazione di 'lealtà' allo Stato d'Israele. Inoltre, nel 2006, dichiarava che tutti i parlamentari arabi della Knesset che, anche in passato, avessero avuto contatti con il movimento di Hamas dovevano essere fucilati.
    Intanto, nel suo viaggio europeo, Lieberman ha affrontato il problema del conflitto israelo-palestinese suggerendo una strada inedita, dicendo di pensare alla creazione - nel giro di 5-7 anni - di una soluzione "tipo Cipro". Non è ben chiaro cosa abbia voluto dire, in quanto Cipro è divisa in due perchè l'esercito turco l'ha invasa nel 1974 separando la comunità greca da quella turca. Inoltre negli ultimi mesi sono partiti dei negoziati per arrivare ad una riunione dello stato, ma ovviamente Lieberman non si riferiva a questa soluzione, quanto a quella attuale, con due governi indipendenti.

    07/05/09

    Conferenza di Aipac: riprendono i negoziati di pace?

    In un breve intervento non programmato alla Conferenza Aipac (la più influente organizzazione ebraica americana) di Washington, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, parlando via satellite da Gerusalemme, ha detto di volere la pace con gli arabi e di essere pronto a riprendere al più presto i negoziati con i palestinesi. "Vogliamo una normalizzazione dei rapporti economici e diplomatici" con i nostri vicini, ha detto il premier israeliano, che il 18 maggio prossimo incontrerà il presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca. "Vogliamo la pace con il mondo arabo, ma la vogliamo anche con i palestinesi, questa pace che sfugge da 30 anni. Sei premier israeliani e due presidenti americani non sono riusciti a raggiungere questa pace", ha ricordato (Fonte: Rai News 24). "Il nuovo approccio che propongo - ha spiegato - segue una triplice via verso la pace: politica, di sicurezza ed economica". "La via politica - ha proseguito Netanyahu - è che noi siamo pronti a riprendere i negoziati di pace senza indugio e senza pre-condizioni, e prima sarà meglio sarà".
    Stessa posizione ribadita alla conferenza dal leader dell'opposizione Tzipi Livni, che ha lanciato un monito contro il "perdere altro tempo" e ha chiesto la ripresa del negoziato di pace con i palestinesi. Sottolineando che la corsa al riarmo dell'Iran spaventa non solo lo Stato ebraico ma anche i Paesi arabi, la Livni ha detto che questa situazione regionale "ha aperto nuove possibilità per alleanze tra Israele e gli Stati arabi pragmatici, consapevoli che non e' Israele la fonte dei problemi in Medio Oriente". Per questo motivo, ha aggiunto l'ex ministro degli Esteri, il governo Netanyahu non deve cercare di guadagnare tempo ma, al contrario, deve accelerare le trattative con i palestinesi.
    Alla stessa conferenza ha parlato anche il vicepresidente americano Joe Biden, che ha lanciato un appello affinche' i militanti palestinesi rilascino immediatamente e senza condizioni il soldato isareliano Gilad Shalit, prigioniero di Hamas dall'estate del 2006, invitando pero' Israele a lavorare verso la formazione di uno stato Palestinese accanto a quello ebraico e chiedendo alle autorita' di Tel Aviv di metter fine agli insediamenti in Cisgiordania. Biden ha affermato che ''Israele deve lavorare verso una soluzione a due Stati; fermare la costruzione di nuovi insediamenti; smantellare gli avamposti esistenti e permettere liberta' di movimento ai palestinesi''.
    Fredde le reazioni palestinesi. "Le dichiarazioni del primo ministro israeliano davanti all'Aipac sono ambigue e insufficienti", ha detto all'Afp Nabil Abu Rudeinah, portavoce del presidente palestinese Abu Mazen. Secondo il portavoce di Abu Mazen, "un desiderio sincero di pace deve tradursi nell'accettazione di una soluzione basata sui due Stati e il blocco della colonizzazione". Ogni proposta "non conforme alle risoluzioni internazionali è inaccettabile", ha aggiunto. Il negoziatore palestinese Saeb Erekat ha detto a sua volta che l'Autorità Palestinese esige la ripresa dei negoziati di pace sulle questioni fondamentali "a partire dal punto in cui sono giunti" sotto il governo dell'ex premier Ehud Olmert, a cui è subentrato Netanyahu il 1 aprile scorso.

    22/04/09

    Dopo le polemiche, riprende il vertice sul razzismo

    La conferenza dell'Onu sul razzismo è ripresa a Ginevra dopo l'incidente diplomatico di lunedì, con protagonista il presidente iraniano Ahmadinejad, che ne ha però irrimediabilmente segnato lo sviluppo.
    Infatti nella seconda giornata del vertice, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon è intervenuto per stigmatizzare quanto accaduto lunedì. "E' molto disdicevole che la conferenza sia stata usata dal presidente iraniano a fini politici" ha detto Ban, che ha lasciato il vertice per visitare Malta.
    La conferenza ha avuto quindi il delicato compito di arrivare a una risoluzione finale soddisfacente, nonostante i delegati rimasti siano rimasti in pochi, anche la Repubblica Ceca ha deciso di lasciare definitivamente i lavori della Conferenza, mentre gli altri 22 Paesi dell'Unione europea che erano usciti in segno di protesta, si sono invece presentati regolarmente ai lavori di Ginevra. Mancano invece Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Italia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca e Israele, assenti già in partenza.
    Presente il Vaticano che ha scelto di restare in aula anche durante il contestato intervento di Ahmadinejad. La spaccatura tra i 27 appare pertanto evidente, nonostante il momentaneo spirito unitario ritrovato ieri sull'onda d'urto delle parole di Ahmadinejad.
    In anticipo rispetto alla chiusura prevista, i delegati hanno quindi approvato per acclamazione un documento finale che accoglie tutte le istanze presentate e non fa riferimento al conflitto israelo-palestinese.
    Ma in Medio Oriente continua a tenere banco il discorso pronunciato dal presidente iraniano , con i gruppi ebraici che hanno etichettato l'intervento come scandaloso, paragonando Ahmadinejad a Hitler, e i paesi arabi che hanno manifestato preoccupazione per la situazione nei territori occupati da Israele.
    "Sarà una sconfitta per Ahmadinejad perchè ci sarà, entro stasera, l'approvazione del nuovo testo", ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner.
    Juliette de Rivero, esponente dell'Human Rights Watch, ha puntualizzato come sia importante per tutti i paesi concentrarsi sul vero tema della conferenza e non farsi portare fuori strada dagli appunti iraniani.
    "Nonostante lo spiacevole discorso del presidente iraniano, i governi mondiali possono ancora far avere una valenza importante a questo vertice e assegnare un mandato forte all'Onu per combattere il razzismo".

    21/04/09

    Parte male la conferenza sul razzismo

    L'esordio a Ginevra della conferenza dell'Onu sul razzismo e la xenofobia "Durban II" si è aperta subito con una grave polemica che, molto probabilmente, segnerà anche i prossimi giorni compromettendone i risultati. Che la conferenza fosse partita male si sapeva già da settimane, da quando cioè diverse nazioni, tra cui Francia e Germania, avevano annunciato l'intenzione di disertarla a causa di frasi anti-israeliane presenti nel manifesto e per i timori del ripetersi di manifestazioni antisemite come quelle avvenute nel 2001 alla prima conferenza di Durban.
    La conferenza si è aperta con le dichiarazioni del segretario generale dell'Onu ban-Ki-Moon che si è detto "deluso" per le numerose defezioni (anche l'Olanda, la Svezia, il Canada, l'Australia e la stessa Israele sono mancate all'appello) "Sono profondamente deluso. Rimpiango profondamente che alcuni abbiano scelto di farsi da parte. Spero che non duri a lungo".
    Il numero uno delle Nazioni Unite ha insistito anche sul fatto che tutte le forme di razzismo, incluse l’antisemitismo e l’islamofobia, vanno combattute e ha anche tentato di difendere la contestata dichiarazione finale della conferenza.
    L'incontro è stato però acceso dall'intervento del presidente iraniano Ahmadinejad, che pur senza mai nominare Israele si è espresso in maniera durissima nei confronti di Tel Aviv, condannando "l'istituzione di "un governo razzista in Medio Oriente" . "Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli alleati sono ricorsi all'aggressione militare per privare della terra un'intera nazione, sotto il pretesto della sofferenza degli ebrei. Hanno inviato immigrati dall'Europa, dagli Stati Uniti e dal mondo dell'Olocausto per stabilire un governo razzista nella Palestina occupata".
    La frase ha provocato l'immediata reazione delle delegazioni occidentali, che hanno abbandonato polemicamente la sala, e il presidente francese Sarkozy ha chiesto all'Ue di "intervenire con estrema fermezza" al discorso di Ahmadinejad.
    Il presidente iraniano ha però raccolto anche applausi da parte dei delegati di alcune nazioni arabe e mediorientali quando ha denunciato il silenzio dell'Occidente nei confronti delle violenze commesse da Israele a Gaza. Applausi più generali sono arrivati anche quando ha parlato della necessità di rivedere le organizzazioni internazionali e dell'aggravarsi della crisi economica "scatenata dagli Usa".
    Verso il termine del discorso tre manifestanti travestiti da clown appartenenti all'Unione francese degli studenti ebrei sono stati espulsi dall'aula dopo aver iniziato a urlare "razzista" all'indirizzo del leader iraniano. Uno dei giovani che si trovava in platea è riuscito a lanciare il finto naso rosso di plastica all'indirizzo del presidente iraniano prima di essere trascinato via.
    Dura la risposta di Israele, che già nei giorni scorsi aveva criticato l'invito rivolto ad Ahmadinejad: il premier Netanyahu ha deciso di richiamare in patria "per consultazioni" l'ambasciatore israeliano in Svizzera.

    04/04/09

    Diario della settimana

    Israele: subito dopo le poco concilianti dichiarazioni sui rapporti con la Palestina e il mancato rispetto dei patti di Annapolis, il neo-ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman se l'è dovuta vedere non solo con le polemiche politiche, ma anche con la magistratura, sebbene per tutt'altra storia. Lieberman è stato infatti interrogato per sette ore e mezza dalla polizia. Il 'falco' del governo Netanyahu e' sospettato di corruzione e riciclaggio di denaro sporco. "Avigdor Lieberman e' stato interrogato oggi a titolo cautelare dalla polizia per sette ore e mezza", ha affermato il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, "poiche' sospettato dei seguenti reati: corruzione, riciclaggio di denaro sporco e abuso di fiducia" che ri­guarda lui, suo figlio e il suo legale: in ballo ci sono grandi som­me di denaro, perché con una se­rie di finte società si sarebbero fatti pagare dall’estero, illegal­mente, la campagna elettorale. Era un interrogatorio già fissato ma rimandato per via della campagna elettorale, fanno sapere gli inquirenti.

    USA: il "Washington Post" parte all'attacco del Segretario al Tesoro Geithner, che ha ripetutamente accusato della crisi economica i mancati controlli dei mesi scorsi e ha persino minacciato di licenziare alcuni top manager delle banche. Ma il quotidiano di Washington ricorda che, prima di diventare Segretario al Tesoro, Geithner era incaricato proprio di supervisionare il sistema bancario statunitense, e avanza il sospetto che sia tuttora troppo vicino agli ambienti di Wall Street, citando frequenti incontri con i dirigenti della Citigroup.

    Corea del Nord: prevsto per oggi il lancio del missile-satellite se le condizioni meteo lo permetteranno. Nella base di Musudanri sarebbe cominciato il caricamento dei serbatoi del missile-satellite, che per USA, Sud Corea e Giappone è un missile balistico a lunga gittata in grado di trasportare una testata nucleare, mentre per Pyongyang è solo un satellite sperimentale per le telecomunicazioni. La Corea del Sud ha promesso ''una forte e severa'' risposta in caso si verificasse il lancio. La Casa Bianca ha definito oggi ''una azione provocatoria'' l'imminente lancio del missile e ''una violazione delle risoluzione delle Nazioni Unite''. "Non abbiamo smesso di fare appello alla Corea del Nord, e lo ribadiamo oggi, di non lanciare questo missile" ha detto l'emissario americano Bosworth.

    Francia: con un gesto simbolico, il presidente francese Sarkozy nell'incontro con Obama ha detto che la Francia è disposta a farsi carico di alcuni prigionieri di Guantanamo se questo aiutasse a facilitare la rapida chiusura del centro di detenzione.
    Sarkozy ha affermato che centri come quello di Guantanamo non sono coerenti con i valori statunitensi, e che tutti gli stati democratici hanno la responsabilità di adottare comportamenti in linea con i propri principi.

    Filippine: sono vivi e stanno bene, ma sono ancora nelle mani dei rapitori, Eugenio Vagni e Andreas Notter, i volontari della Croce rossa internazionale sequestrati nelle Filippine: a raccontarlo è un terzo ostaggio, Mary Jean Lacaba, che è stata invece liberata ieri. Per la filippina di 37 anni la prigionia è durata 77 giorni e dopo l'ultimatum con il quale i sequestratori del gruppo islamico legato ad Abu Sayyaf minacciavano di decapitare uno degli ostaggi se l'Esercito non si fosse ritirato da 14 villaggi della provincia di Sulu, la situazione sembrava disperata. Poi è arrivata la notizia della liberazione, senza la richiesta né il pagamento di alcun riscatto, come hanno riferito le autorità di Manila.

    02/04/09

    Israele - Lieberman sfida subito i palestinesi

    A poche ore dal voto di fiducia della Knesset con cui Netanyahu si è ufficialmente insediato come premier israeliano, il neo-ministro degli Esteri Avigdor Lieberman ha subito fatto capire che non ha alcuna intenzione di abbandonare le posizioni da "falco" che ha tenuto in campagna elettorale e che gli hanno portato così tanti voti.
    Il leader del partito ultra-nazionalista Ysrael Beitenu (Israele è la nostra casa) ha dichiarato "Gli accordi di Annapolis non contano. Il governo di Israele non ha mai ratificato Annapolis, né lo ha fatto il Parlamento" ha spiegato, aggiungendo che comunque il governo Netanyahu si impegnerà per cercare di rispettarli.
    La conferenza di pace di Annapolis , tenutasi nel Maryland nel novembre 2007, riunì i delegati di 40 paesi, inclusi Arabia Saudita e Siria. In quell'occasione l'allora primo ministro Ehud Olmert e il presidente dell' Autorità Palestinese, Mahmoud Abbass, si impegnarono a rilanciare il processo di pace, che idealmente si sarebbe dovuto concludere nel 2008 con la nascita dello stato palestinese. Anche se le cose non sono poi andate così, la nascita di uno stato separato, prevista già dalla Road Map firmata da Sharon e che ancora prima era uno dei fini ultimi degli accordi di Oslo tra Rabin e Arafat nel 1993.
    Lieberman, che subito dopo la nomina è stato invitato in Italia dal ministro Frattini, ha ribadito peraltro che Israele si ritiene vincolato solo alla Road Map, il piano di pace lanciato nel 2003 che prevede la creazione di uno stato palestinese, rimasto di fatto sulla carta.
    Dura la reazione dei palestinesi, che si sono immediatamente appellati agli Stati Uniti affinchè facciano pressioni sul governo israeliano. Lo stesso presidente dell'Anp Abu Mazen è scettico sulle volontà di pace di Netanyahu: "Benjamin Netanyahu non ha mai creduto nella soluzione dei due Stati o accettato gli accordi sottoscritti e non vuole fermare i nuovi insediamenti, questo è ovvio", ha spiegato, basandosi sulla prima esperienza da premier di Netanyahu, nel 1996.

    27/03/09

    Israele - Un accordo per dividere la Palestina?

    All'indomani dell'accordo tra Netanyahu e il leader laburista Barak per portare al governo con il Likud sia la destra estrema di Ysrael Beitenu sia il centrosinistra, la politica israeliana è ancora in fermento, e non solo per le posizioni politiche, ma anche per i sospetti di un accordo sottobanco.
    Da un lato Tzipi Livni - con Kadima ormai rimasta praticamente da sola all'opposizione, assieme a partiti di seconda e terza fascia - ha attaccato duramente l'ex alleato Barak, accusandolo di fare politica di bassa lega e di pensare solo alle sue mire personali.
    Dall'altro lato all'interno dello stesso Labour Party la decisione di Barak - avallata da un voto sul filo di lana del direttivo del partito, praticamente spaccato a metà - non va proprio giù, e a farsi portavoce del malcontento è il segretario organizzativo Eitan Cabel, che non ha dubbi sull'orientamento del nuovo governo "Netanyahu e Lieberman daranno gli ordini e Barak li eseguirà. Al pensiero mi vengono i brividi".
    Dall'altro lato ancora c'è il Likud, che non è immune dalle polemiche, che peraltro arrivano da più fronti. Sul fronte interno, il premier incaricato Netanyahu deve confrontarsi col malcontento suscitato proprio dall'alleanza con i laburisti:molti estremisti del Likud contestano la scelta di Netanyahu di non formare un governo delle destre che al momento avrebbe alla Knesset una maggioranza di 65 seggi su 120. Altri giudicano eccessive le promesse fatte da Netanyahu al leader laburista Ehud Barak, altri ancora trovano inconcepibile che il leader del Likud non abbia offerto uno tre principali ministeri - Esteri, Difesa e Finanze - ai suoi compagni di partito. L'unico ministero di rilievo che Netanyahu sarebbe pronto a concedere ad un dirigente del Likud è quello dell'istruzione, non proprio un posto di primo piano.
    Sul fronte estero, però, Netanyahu deve affrontare spinte opposte, ovvero le preoccupazioni che il suo governo sia troppo di destra. Preoccupazioni che in particolare arrivano dagli Usa (Netanyahu non ha ancora parlato ufficialmente con Obama, ma quotidianamente invia messaggi diplomatici agli Stati Uniti tranquillizzandoli sulla sua volontà di rispettare gli accordi di pace) e dall'Egitto, tanto che alcuni emissari del futuro primo ministro israeliano hanno incontrato dei dirigenti egiziani per rassicurarli su un'eventuale nomina agli Esteri dell'ultranazionalista Avigdor Lieberman. Proprio Lieberman aveva scatenato una polemica con l'Egitto in ottobre, affermando che il presidente Hosni Mubarak poteva "andarsene al diavolo" per via del rifiuto di quest'ultimo ad andare in visita ufficiale in Israele.
    Ma la notizia che sta più di tutte creando scompiglio nel Medio Oriente è quella di un accordo segreto tra il Likud e Lieberman per l'estensione della città-colonia di Maaleh Adumim, fino a collegarla a Gerusalemme. E' un vecchio progetto, frenato ripetutamente per le proteste non soltanto dei palestinesi ma degli stessi americani, compresa la vecchia amministrazione Bush: il suo completamento eliminerebbe la continuità geografica del territorio del futuro stato palestinese, venendo meno ad uno dei cardini degli accordi dei "due popoli, due stati", e a poco vale la proposta di costruire un tunnel che unisca le due parti di territorio palestinese.
    Sembra tuttavia difficile che un governo così traballante, e a cui i commentatori danno pochi mesi di vita, riesca ad arrivare ad una decisione così clamorosa e contestata.

    25/03/09

    Israele - I laburisti entrano nel governo

    Il comitato del Partito Laburista israeliano ha votato a maggioranza per l'ingresso del partito nella coalizione di governo guidata dal premier designato Benjamin Netanyahu. Dopo una lunga diatriba in seno al partito, e dopo che sembrava scontato il voto contrario del direttivo, il leader e ministro della Difesa Ehud Barak ha convinto i laburisti ad accettare il piano, sulla base di un accordo raggiunto nelle prime ore di martedì con Netanyahu. Non si conoscono tutti i dettagli dell'intesa, ma è sicuro che al primo punto c'è l'impegno da parte del governo a proseguire i negoziati di pace con i palestinesi. Lo stesso Barak, poi, avrebbe ricevuto assicurazioni quanto al suo personale coinvolgimento nelle decisioni di rilievo in campo diplomatico o di sicurezza. Al ministro della Difesa sarebbero state fornite garanzie anche sulla determinazione del governo in via di formazione di restringere o smantellare gli insediamenti illegali in Cisgiordania.
    Si sapeva che Netanyahu era impegnato a cercare di estendere il più possibile la sua coalizione governativa, che altrimenti si sarebbe retta solo sui voti degli estremisti anti-arabi e degli ultraortodossi, ma dopo la rinuncia di Kadima sembrava che le trattative dovessero arenarsi.
    Barak, che dovrebbe mantenere la carica di ministro della Difesa, ha dovuto affrontare una dura resistenza interna - 680 voti a favore e 570 contro - da parte di chi lo ha accusato di aver distrutto il partito (ai minimi storici nelle ultime elezioni) e di voler continuare a smantellarlo "vendendosi" a Netanyahu in cambio di una poltrona. Barak ha invece spiegato di voler prendere atto del ridimensionamento elettorale dello storico partito, fondatore dello stato di Israele, e di voler evitare di lasciare il paese nelle mani della destra. A conferma di questo, il sofferto accordo con il rivale storico Netanyahu, che Barak sconfisse e sostituì al governo nel 1999, salvo poi perdere le elezioni nel 2001 in favore del Likud di Sharon.
    Likud e Labur hannogià governato insieme, nel 1980, quando i due partiti erano arrivati testa a testa e insieme avevano deciso di guidare il paese in coabitazione: due anni il premier laburista Shimon Peres, due quello di destra Yizthak Shamir.
    Il dato più curioso di questa coalizione, che attraversa la Knesset dal centro-sinistra fino all'estrema destra scavalcando il centro, è che lascia fuori Kadima, ovvero il partito di maggioranza relativa che ha conquistato più voti alle scorse elezioni, e che si troverà a fare un'opposizione quasi solitaria.

    Fonte: Haaretz

    20/03/09

    Israele - Quasi pronto per il governo Netanyahu

    Il Likud, il partito di destra israeliano del primo ministro designato Benyamin Netanyahu, ha concluso un accordo con Ysrael Beitenu, la formazione di estrema destra guidata da Avigdor Lieberman. Lo ha riferito un portavoce del partito al termine di un incontro negoziale durato diverse ore.
    L'accordo, resosi necessario dopo il rifiuto di Kadima e dei laburisti di entrare in un governo di unità nazionale guidato dallo stesso Netanyahu, prevede che la formazione radicale di destra, terzo maggior partito di Israele dopo il voto dello scorso 10 febbraio, ottenga cinque ministeri: quello degli Esteri, che dovrebbe andare al capo del partito Avigdor Lieberman, e quelli della Sicurezza interna, delle Infrastrutture, del Turismo e dell'Integrazione.
    I negoziati per portare il nuovo governo ad ottenere la fiducia non sono però terminati. Il Likud e Israel Beitenu infatti non hanno la maggioranza sui 120 seggi della Knesset, e hanno bisogno di concludere accordi con altre formazioni per ampliare l'alleanza, accordi che riguarderanno gli altri partiti di destra e ortodossi che hanno conquistato seggi alle ultime elezioni. Per Netanyahu, che fu già primo ministro dal 1996 al '99, la deadline è fissata per il 3 aprile, quando terminerà il periodo di 42 giorni del mandato per formare il nuovo governo. A quel punto Netanyahu dovrà presentarsi dal presidente Peres con una maggioranza solida oppure bisognerà rifare tutto da capo. Ma non ci sono grossi dubbi sul fatto che Netanyahu riuscirà a formare il governo, l'accordo con Lieberman era il passo più difficile e ora la strada sembra in discesa.
    L'accordo ha però suscitato reazioni preoccupate: il fatto che Lieberman sarà ministro degli Esteri genera forti timori tra i sostenitori della ripresa del processo di pace. Lieberman è noto per le sue posizioni radicali, non ha mai nascosto la sua contrarieta' (come Netanyahu) alla nascita di uno Stato palestinese indipendente e nei mesi scorsi ha condotto una durissima campagna elettorale contro i cittadini arabi di Israele (circa il 20% della popolazione). L'accordo tra Likud e Yisrael Beitenu non prevederebbero negoziati con i palestinesi e ribadiscono solo che Israele non negozierà con organizzazioni terroristiche e cerchera' abbattere il potere di Hamas a Gaza. L'accordo lascia però aperta la porta a un successivo ingresso dei centristi nella coalizione (d'altrone Yisrael Beitenu, sia pure in un ruolo marginale, era anche nella precedente coalizione governativa guidata da Kadima).
    L'Unione Europea, per bocca del suo Alto rappresentante in politica estera Javier Solana, si dice pronta a lavorare con il nuovo governo israeliano purche' esso sia a sua volta pronto a "proseguire sulla strada che prevede la creazione di uno Stato palestinese". In caso contrario, ha avvertito Solana, "la situazione sara' molto diversa", lasciando intravedere un raffreddamento delle relazioni.

    07/03/09

    Diario della settimana

    Spagna: I partiti nazionalisti hanno perso la maggioranza assoluta al parlamento regionale basco, secondo i risultati definitivi delle elezioni diffusi in serata a Vitoria. È la prima volta dalla fine del franchismo. Il Partito nazionalista moderato Pnv ottiene 30 seggi su 75, il Partito socialista basco (Pse) 24, il Partito popolare 13, Ea due, Eb uno, Aralar quattro, l'Upyd uno. Tutti insieme i partiti nazionalisti (Pnv, Ea, Eb, Aralar), con 37 seggi, non raggiungono la maggioranza assoluta, cosa che fanno invece i tre partiti "centralisti" (Pse, Pp e Upyd) con 38 seggi.
    Per il premier Zapatero le cose non sono andate altrettanto bene in Galizia, l'altra regione in cui si votava nello scorso fine settimana. Il presidente uscente della giunta galiziana, il socialista Emilio Perez Tourino, ha ammesso la sua sconfitta, congratulandosi con il rivale Alberto Nunez Feijoo per la maggioranza assoluta ottenuta con il suo Partito Popolare. Si tratta di un colpo basso per Zapatero, alla prima sconfitta elettorale da quando ha conquistato il potere.

    Austria: la tornata elettorale in Carinzia si è conclusa con un trionfo postumo per Joerg Haider, morto cinque mesi fa in un incidente stradale. Il suo partito infatti, la Bzoe (Lega per il futuro del'Austria, partito di estrema destra) ha ottenuto ben il 45,48% dei voti, andando a migliorare il risultato ottenuto dal suo defunto leader nel 2004, il 42,4%, con il suo ex partito Fpoe (liberal nazionali) quando ancora non era stato attuato lo scisma che portò Haider a staccarsi e a dar vita per l'appunto la Bzoe. Un risultato fondamentale, che apporta nuova linfa a un partito che con il passaggio del testimone a Gerhart Doerfler, nuovo leader e governatore della Carinzia, rischiava in caso di sconfitta di scomparire dalla scena politica austriaca.

    USA: Barack Obama ha annunciato che sarà Kathleen Sebelius ad occupare il posto di Segretario alla Salute lasciato libero da Tom Daschle. La Sebelius è attualmente la governatrice del Kansas, ha fatto campagna elettorale per Obama ed era anche in lizza per la vicepresidenza. La sua nomina ha suscitato subito le critiche della destra religiosa, preoccupata per le posizioni della Sebelius a favore dell'aborto. Nonostante sia una cattolica praticante e abbia affermato di essere personalmente contraria all'aborto, la Sebelius durante il suo mandato da governatrice ha strenuamente sostenuto politiche pro-choice.

    Colombia: uno scandalo sta scuotendo la presidenza di Alvaro Uribe, uno scandalo che per certi versi ricorda molto il Watergate. Il Das, il servizio di intelligence civile che prende ordini direttamente dal presidente, ha effettuato negli ultimi mesi un gran numero di intercettazioni illegali ai danni degli oppositori di Uribe (magistrati, giornalisti, politici dell'opposizione) ma anche di membri stessi del governo.
    Lo scandalo è venuto fuori grazie a una "gola profonda" del Das, che ha raccontato tutto alla rivista "Semana". L'aspetto divertente è che molti dei funzionari sono finiti nella lista degli intercettati per aver chiesto come favore al Das una intercettazione illegale verso qualche avversario. Questo ha creato una rete pressochè inestricabile di intercettazioni illegali.

    Israele: il leader del partito di destra radicale Ysrael Beitenu, Avigdor Lieberman, sara' il nuovo ministro degli Esteri di Israele,. Sono indiscrezioni raccolte dal quotidiano Maariv. Un'intesa in merito e' giunta la scorsa notte, secondo il giornale, in un incontro fra Lieberman e il premier designato Netanyahu (Likud). Il 'numero due' del partito Uzi Landau, sara' ministro per la sicurezza interna e il ministro della giustizia Daniel Friedman (indipendente) sara' confermato in carica.

    28/02/09

    Diario della settimana

    Spagna: domenica elettorale nei Paesi Baschi, dove il 1 marzo si voterà per il rinnovo del governo regionale. E i separatisti dell'Eta si sono fatti sentire attaccando le votazioni. Si tratta di elezioni "antidemocratiche" e di una "frode politica" dalle quali risultera' "un parlamento fascista", si legge nel comunicato che accusa di "collaborazionismo" i nazionalisti moderati del Pnv, il Partito nazionalista basco attualmente alla guida del governo regionale. Le elezioni di domenica saranno le prime dopo 30 anni senza nessuna sigla politica riconducibile all'Eta, il gruppo separatista responsabile di oltre 800 morti in decenni di attentati terroristici. Per la prima volta in 30 anni i sondaggi indicano una caduta di consensi per il Pnv e i suoi alleati nazionalisti dell'Ea e dell'Iu finora al governo. Salgono invece i socialisti del Psoe del primo ministro Jose Luis Zapatero che potrebbero ottennere l'appoggio del partito Popolare del leader dell'opposizione Mariano Rajoy, per un primo governo basco senza forze nazionaliste. Domenica elettorale anche in Galizia: si tratta del primo test per la tenuta del governo Zapatero dall'avvio della crisi economica.

    Israele: il primo ministro incaricato Netanyahu ha annunciato che le trattative per convincere il partito Kadima di Tzipi Livni ad entrare in un governo di unità nazionale sono ufficialmente fallite. ''Sono venuta per la seconda volta da Netanyahu - ha detto la Livni - per sentire quale sia la sua visione, quale strada intenda intraprendere. L'incontro si è concluso senza intese sulle questioni principali: quello politico (ossia dei negoziati, ndr) e la riforma istituzionale''. ''La formula dei 'due Stati per i due popoli' - ha proseguito la Livni - non è uno slogan privo di contenuto. Da parte sua un dirigente del Likud, Benny Begin (figlio del fondatore del partito, Menachem Begin) ha osservato che un accordo israelo-palestinese non è comunque prevedibile per il prossimo futuro. "Le perplessità della Livni sono in parte artificiose" ha detto Begin Jr. alla radio militare.

    Sierra Leone: Issa Sesay, Morris Kallon e Augustine Gbao, leader dei ribelli sierraleonesi del Revolutionary United Front (Rfu), sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra civile che tra il 1991 e il 2002 ha insanguinato il paese. Sebbene le pene inflitte saranno rese note solo a marzo, la Corte speciale di Freetown, appoggiata dalle Nazioni Unite, ha ritenuto i tre uomini responsabili di aver commesso e ordinato omicidi e stupri di massa, mutilazioni sistematiche, atti di terrorismo, attacchi contro i peacekeeper, riduzione in schiavitù e altri trattamenti inumani e di aver arruolato bambini soldato.

    Spagna: il ministro della Giustizia spagnolo, Mariano Fernandez Bermejo, ha annunciato le proprie dimissioni. Bermejo è stato negli ultimi giorni al centro di violente polemiche per avere partecipato ad una partita di caccia in Andalusia con il giudice Baltasar Garzon, titolare di una inchiesta su episodi di presunta corruzione in ambienti vicini al Partido Popular, il principale movimento di opposizione al premier Zapatero.. Il governo ha immediatamente nominato Francisco Caamano, attualmente segretario di Stato per le relazioni con il Parlamento, al posto del ministro.

    Austria: domenica elettorale in Carinzia e a Salisburgo. In Carinzia si tratta del primo test per i nazionalisti della BZÖ dopo la morte del suo leader e governatore della regione Jorg Haider, vittima lo scorso ottobre di un incidente d'auto. Il partito è attualmente guidato dal nuovo governatore Gerhard Dorfler e dalla vedova di Haider, Claudia.

    25/02/09

    Libano - Shock per l'arresto di una spia

    Per 25 anni, Ali al-Jarrah è riuscito a vivere su entrambi i lati del conflitto libanese. Per amici e colleghi, era un leale sostenitore dei palestinesi e un affabile padre di famiglia che lavorava come preside di una scuola.
    Per Israele, pare sia stato una spia di valore, responsabile dell'invio di rapporti e fotografie sui gruppi di Hezbollah dal 1983.
    Adesso è chiuso in una prigione libanese, accusato di aver tradito il suo paese, e i suoi amici ed ex colleghi sono attoniti per la portata del suo inganno: i viaggi all'estero attentamente dissumulati, la quantità inspiegabile di soldi, la seconda moglie all'estero.
    L'arresto di Ali al-Jarrah mette in luce un mondo di spionaggio e sovversione che persiste in segreto in Libano e che coinvolge civili e sembra uscito da un romanzo di John Le Carrè.
    Dalla sua casa nel villaggio di Bekaa, al-Jarrah si recava spesso in Siria e nel sud del Libano per fotografare strade e convogli che potessero essere usati da Hezbollah, la milizia sciita. Comunicava con i suio superiori grazie a un telefono satellitare, e riceveva grandi quantità di denaro e apparecchiature da spionaggio per le sue operazioni. Di quando in quando, con la scusa di un viaggio di lavoro, si recava in Belgio o in Italia, dove riceveva un passaporto israeliano e poteva recarsi in Israele per dei briefing dell'intelligence.
    Nel 2006, quando scoppiò la guerra tra Israele e Libano, ufficiali israeliani chiamarono Ali al-Jarrah per rassicurarlo che i bombardamenti avrebbero risparmiato il suo villaggio.
    Ma l'intelligence di Hezbollah, che al momento ha messo in piedi un apparato di spionaggio e controspionaggio in grado di controllare tutto il paese, è infine riuscita ad individuare al-Jarrah e ad arrestarlo. La sua prima moglie, che probabilmente era all'oscuro di tutta la faccenda (compreso il secondo matrimonio) ha denunciato di aver subito torture dagli inquirenti, e ai giornalisti è stato impedito di intervistarla.
    Il premier israeliano Olmert ha declinato ogni commento sul fatto.

    Fonte: New York Times

    24/02/09

    Israele - Netanyahu propone le larghe intese

    Benjamin Netanyahu, alle prese con le consultazioni per la formazione del nuovo governo, subito dopo aver ricevuto l'incarico dal presidente Shimon Peres ha dichiarato di voler tentare di creare una coalizione che comprenda oltre al Likud anche Kadima e il partito laburista, e per questo ha incontrato domenica e lunedì i leader dei due partiti, Tzipi Livni e Ehud Karak.
    I due incontri, in particolare quello con la Livni, sono stati interlocutori, e per ora sembra molto difficile l'ipotesi di un governo di larghe intese che, oltre ai tre partiti interessati, comprenda anche la formazione ultranazionalista di Avigdor Lieberman, diventata il terzo partito di Israele alle scorse elezioni.
    La Livni già dall'inizio aveva detto di non voler partecipare ad un governo Netanyahu, anche se si era dichiarata possibilista sull'ipotesi di una rotazione con il rivale, e nell'incontro di domenica ha detto al premier in pectore che non entrerà in nessun governo che non riconosca la validità degli accordi internazionali raggiunti con i palestinesi, ovvero "due popoli, due stati". In pratica ha messo un veto sulla partecipazione di Yisrael Beiteinu di Lieberman. "Porterò Kadima all'opposizione" ha detto la Livni subito dopo l'incontro "Netanyahu mi ha chiesto un'altra riunione la prossima settimana e ho accettato, ma per quel che mi riguarda non è cambiato niente".
    Barak è stato anche più netto, ed ha escluso tassativamente di entrare nel governo di Netanyahu, affermando di voler rispettare il verdetto degli elettori che hanno relegato il partito Laburista all'opposizione.
    Netanyahu ha detto che incontrerà di nuovo i due leader nel corso della settimana, e che tenterà tutte le strade possibile per averli nel suo governo.
    Intanto il primo ministro uscente Ehud Olmert ha esortato il premier incaricato Benyamin Netanyahu a formare "velocemente" il nuovo governo e ha fatto appello a quanti sono coinvolti nei negoziati sulla coalizione perché agiscano in modo rapido ed efficace.

    Fonte: Haaretz

    21/02/09

    Diario della settimana

    Israele: il presidente israeliano Shimon Peres ha conferito a Benjamin Netanyahu il compito di formare il nuovo governo. Nonostante il partito di Netanyahu, il Likud, abbia ottenuto un seggio in meno rispetto a Kadima nelle elezioni del 10 febbraio, il premier incaricato sembra in grado di metter in piedi una coalizione con la maggioranza dei voti della Knesset, alleandosi con gli ultranazionalisti di Avigdor Lieberman e con altre formazioni di destra. Netanyahu ha 42 giorni per formare il nuovo governo, e non è escluso che faccia un tentativo di includere anche Kadima, ma Tzipi Livni ha già fatto sapere che non intende collaborare con il leader del Likud. La Livni si era dichiarata disponibile ad un governo di larghe intese alla cui guida si sarebbero alternati lei e Netanyahu, ma il suo avversario ha rifiutato l'ipotesi. A questo punto Peres non ha potuto far altro che conferire l'incarico a chi dei due aveva maggiori possibilità di formare un governo stabile.

    Guadalupe: la situazione si sta facendo esplosiva nei territori francesi dei Caraibi, Guadalupe e Martinica, così come anche nell'isola africana La Reunion. La causa delle rivolte è la condizione di vita sempre più difficile e la povertà dilagante, che ha portato le manifestazioni sindacali a degenerare in disordini sempre più gravi, in cui è anche stato ucciso un rappresentante sindacale e feriti diversi poliziotti. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha promesso di impiegare nuove risorse statali in favore delle persone colpite dalla crisi economica mentre l'esplosione di violenza nell'isola francese di Guadalupa aumenta la preoccupazione di possibili rivolte anche in Francia.

    USA: polemiche per una vignetta del "New York Post", il quotidiano conservatore di proprietà di Rupert Murdoch e vicino agli ambienti della destra repubblicana. A seguito dell'accidentale uccisione di uno scimpanzè da parte della polizia in Connecticut, la tradizionale vignetta di Pagina 6 raffigura due poliziotti davanti alla scimmia morta. Uno dei due si chiede "E adesso dovranno trovare qualcun altro che firmi la prossima legge sullo stimolo economico", riferendosi alla legge appena approvata e fortemente voluta dal presidente Obama. Il parallelismo scimmia=Obama ha fatto piovere sul quotidiano le immancabili accuse di razzismo, a cui il Post ha risposto spiegando che la vignetta voleva solo criticare il fatto che il piano economico sia scritto male, e non paragonare il presidente a una scimmia.

    Vaticano:La Santa sede ha chiesto e ottenuto un intervento delle autorità di Israele per far oscurare un programma televisivo in onda su una emittente privata israeliana, Canale 10. Nella trasmissione contestata, il comico Lior Schlein ha ironizzato sui vescovi lefebvriani negazionisti facendo satira sui dogmi del cristianesimo visti in chiave negazionista, a partire dalla verginità della Madonna e dai miracoli di Gesù. Il siparietto ha sollevato le proteste della comunità cristiana e il responsabile della rete ha immediatamente chiuso il programma del comico.

    Egitto: le autorità egiziane hanno inaspettatamente rilasciato il leader dell'opposizione politica Ayman Nour dopo oltre tre anni di detenzione a causa di accuse che lui ha definito basate su ragioni politiche. Unico uomo politico egiziano che abbia mai sfidato Hosni Mubarak ad una elezione presidenziale fu condannato a cinque anni di carcere. Solo dopo pochi mesi dalle elezioni, Nour fu incriminato per aver falsato circa duemila firme sulle liste.

    11/02/09

    Le elezioni in Israele stroncano le speranze di pace

    di Tim McGirk (TIME)

    Le elezioni di martedì in Israele si sono concluse in pratica con un pareggio e i due principali candidati - Tzipi Livni del partito centrista Kadima e Banjamin Netanyahu dei falchi del Likud - si dichiarano entrambi vincitori.
    Questo risultato potrebbe rivelarsi il peggior esito possibile per Israele, preludendo a settimane di agitazione politica e annullando i tentativi dell'amministrazione di Barack Obama di riaprire i negoziati di pace in Medio Oriente. Chiunque salga al potere, dovrà infatti fare i conti con una coalizione di governo combattiva. Nel passato, i piccoli partiti hanno tenuto in ostaggio governi di destra e di sinistra dettando l'agenda.
    In quanto partito di maggioranza relativa, Kadima cercherà di ottenere dal presidente Shimon Peres un mandato per formare quello che la Livni chiama "un governo di unità nazionale formato da Kadima e dai grandi partiti di destra e sinistra". E' un'opzione logica, ma la Livni non ha il sostegno degli altri partiti. Per cominciare, dovrebbe convincere Netanyahu a unirsi a lei. I due partiti condividono gran parte del programma e dell'ideologia - Kadima è nata da una costola moderata del Likud - e in teoria potrebbero formare insieme un solido governo di centro-destra. Ma l'antagonismo dei due leader rende un accordo molto difficile: Netanyahu, ad esempio, ha rifiutato ogni dibattito pubblico con la Livni, ed entrambi non si sono risparmiati in attacchi personali.
    Netanyahu, che ha già guidato il Paese, afferma che sarà lui il prossimo premier. Potrebbe avere ragione, perchè ha le migliori possibilità di mettere insieme una coalizione di destra con i piccoli partiti religiosi e gli ultranazionalisti di Yisrael Beitenu, diventati il terzo partito davanti ai laburisti. [...]
    La svolta a destra è uno schiaffo alle speranze del presidente Obama di una pace duratura tra il prossimo governo israeliano, i palestinesi e i confinanti arabi. Netanyahu e il leader di Yisrael Beitenu Avigdor Lieberman spingono per un'espansione degli insediamenti di coloni, quando una delle condizioni poste dai palestinesi è il ritiro dai territori occupati. Inoltre vogliono tornare a Gaza e spazzare via Hamas con ogni mezzo.
    Il tentativo della Livni di diventare il primo premier donna dopo Golda Meir sembra un'impresa disperata. Se Netanyahu rifiuterà il governo di unità nazionale, l'unico modo per avere una maggioranza sarà convincere Lieberman a entrare nel governo. Ma questo, qualora accadesse, potrebbe allontanare i partiti arabi, che contano 11 seggi, e gli stessi laburisti. Gli elettori arabi si sono presentati al voto in massa dopo che Lieberman ha proposto in campagna elettorale che tutti gli arabi di Israele giurino fedeltà al Paese se vogliono conservare la cittadinanza, ed è quindi improbabile che accettino di allearsi proprio con Yisrael Beitenu.
    Chiunque riceverà il mandato da Peres - e sarà probabilmente Netanyahu - avrà 42 giorni per formare una coalizione. Le trattatice saranno presumibilmente molto lunghe, e il premier uscente Olmert rimarrà al suo posto fino ai primi di aprile. Israele aveva bisogno di un leader forte, e invece si ritrova in un lungo periodo di disarmo politico.

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    10/02/09

    Lo scrutinio elettorale israeliano in diretta

    Israele/ Kadima in testa negli exit poll

    Tre diversi exit poll delle principali televisioni israeliane danno Kadima primo partito, seguito a brevissima distanza dal Likud. Il testa a testa delle ultime settimane è stato quindi confermato, così come il progressivo recupero di Kadima, e la perdita di consensi del Likud a beneficio degli ultranazionalisti di Yisrael Beiteinu.
    Secondo gli exit poll, Kadima di Tzipi Livni conquisterebbe 29 o 30 dei 120 seggi della Knesset, il Likud di Netanyahu 27 o 28, Yisrael Beiteinu 14 o 15 e i laburisti di Ehud Barak raggiungerebbero il peggior risultato della loro storia con 13 seggi.
    Nonostante la leadership. la Livni potrebbe avere dei problemi a formare il nuovo governo, perchè assieme agli alleati del blocco di centro-sinistra avrebbe solo 56 o 57 seggi, mentre il Likud, alleandosi con Yisrael Beiteinu di Lieberman e con gli altri partiti di destra raggiungerebbe 63 o 64 seggi, una maggioranza risicata ma pur sembre sufficiente per governare.
    La Livni, che già nei mesi scorsi aveva inutilmente provato a costruire una coalizione di governo dopo le dimissioni di Olmert, si è già dichiarata vincitrice e ha annunciato che formerà il prossimo governo, ma lo stesso ha fatto Netanyahu, a conferma del fatto che non sarà facile trovare un vero vincitore. Resta in piedi l'ipotesi di un governo allargato che comprenda i due principali partiti, anche se le differenze nei programmi sembrano insormontabili.

    Israele alle urne

    Oggi è il giorno delle elezioni anticipate in Israele per il rinnovo del parlamento nazionale, la Knesset, dopo il fallito tentativo di Tzipi Livni di formare un nuovo governo di coalizione a seguito delle dimissioni del premier Olmert.
    Il sistema elettorale israeliano si basa su un modello proporzionale con soglia di sbarramento al 2% per concorrere all’attribuzione dei seggi. Possono presentare liste di candidati solo partiti che siano regolarmente iscritti presso l’apposito pubblico registro, riconoscano il diritto di esistenza dello Stato di Israele quale Stato del popolo ebreo e la sua natura democratica, non incitino al razzismo, non sostengano la lotta armata contro Israele condotta da uno Stato nemico o da un’organizzazione terroristica (Fonte: Lumsa).
    L'ultimo sondaggi pubblicato prima del silenzio elettorale, venerdì scorso, ha mostrato un sensibile recupero da parte dell'attuale partito di maggioranza relativa, Kadima, anche se la principale formazione di opposizione, il partito di destra Likud, è ancora in vantaggio.
    Poche settimane fa, prima dell'attacco israeliano a Gaza, il Likud dell'ex premier Benjamin Netanyahu sembrava avere la vittoria in tasca, me il partito della Livni ha recuperato terreno e adesso sarebbe dietro il rivale di pochi soli due seggi parlamentari.
    In ogni caso, chiunque ottenga la maggioranza relativa dei voti dovrà per forza formare una coalizione per poter avere la maggioranza assoluta dei 120 seggi della Knesset, e in questo caso è il Likud ad avere un chiaro vantaggio grazie all'ottimo risultato previsto per il partito estremista di destra Yisrael Beiteinu, guidato da Avigdor Lieberman (foto), che rappresenta soprattutto gli ex emigrati del blocco orientale e fin dalla sua fondazione sostiene la linea dura nei confronti degli arabo-israeliani e dei palestinesi. Lieberman ha detto recentemente che contro Hamas Israele dovrebbe usare lo stesso trattamento riservato dagli americani ai giapponesi nel 1945. Il partito, nonostante le sue posizioni oltranziste attualmente sostiene il governo moderato di Kadima e dei laburisti, ma al prossimo giro potrebbe allearsi con il Likud. Yisrael Beiteinu, che alle scorse elezioni aveva ottenuto 11 seggi, stavolta viene dato a 18, risultato che porterebbe il partito laburista di Ehud Barak, con soli 14 seggi, ad essere relegato per la prima volta nella sua storia al ruolo di quarto partito della Knesset.
    Se questi dati sarebbero confermati, l'unica coalizione possibile per la Livni sarebbe quella formata con Lieberman e con i laburisti, ovvero una riproposizione di quella attuale, altamente instabile. A Netanyahu invece potrebbe bastare un'alleanza con Lieberman, ma se dovesse conquistare meno di 30 seggi anche questa coalizione sarebbe instabile, soggetta alle richieste del partito estremista, con Lieberman che chiederebbe per sè un ministero di peso - Difesa, Finanze o Esteri.